Dopo l'abdicazione
Dopo aver trovato la panacea a tutti i mali dell’Impero, il governo tetrarchico accompagnato dalle riforme dell’esercito, economica e provinciale, i due augusti abdicarono, anche se Massimiano a malincuore.
Diocleziano si ritirò a Spalato, corruzione di palatium, mentre Massimiano presumibilmente si ritirò a Piazza Armerina in Sicilia, secondo altri in Lucania.
Ma come tutte le cose programmate a tavolino anche questa ebbe un piccolo contrattempo: Costanzo, l’Augusto Giovio, si permise di morire nel 306 a Eboracum senza degnarsi di chiedere prima il permesso. E caso volle che fosse proprio il figlio bastardo di quest’ultimo a dare il via alla prima usurpazione di epoca tetrarchia e a mettere fine alla Tetrarchia stessa: Costantino.
A Roma, ormai quasi del tutto tagliata fuori dalle leve del potere gli ultimi pretoriani che insorsero e proclamarono augusto Massenzio figlio di Massimiano.
Al che ovviamente per non essere da meno lo stesso Massimiano riassunse la porpora.
Per aiutare Galerio Diocleziano uscì un’ultima volta dall’esilio volontario da lui posto a Salona: intervenne alla riunione a Carnunto in Pannonia dove fu risistemata la tetrarchia, almeno nominalmente, con l’elevazione di Licinio al rango di Augusto.
Nel 311 morì anche Galerio e ripresero le lotte intestine: molti lo avrebbero rivoluto sul trono ma lui si oppose sempre decisamente.
Nel 313 morì di morte naturale all’età di 70 anni nel suo palazzo a Salona.

