Il governo tetrarchico

I Tetrarchi,  Venezia, Italia.

Gli sforzi sopraumani compiuti negli anni precedenti dai due Augusti avevano tamponato le emergenze maggiori ma le cause della profonda crisi che ormai attanagliava il mondo romano da circa 50 anni erano ben lungi dall’essere rimosse. Ne era memento la stessa usurpazione di Carausio in Britannia che sembrava simboleggiare come fosse possibile per molti ritagliarsi un proprio angolo di impero ove regnare incontrastati. Inoltre la successione sua e di Massimiano avrebbe dato il via ad un riacutizzarsi delle lotte civile se non vi avesse messo mano per tempo.

Proprio per questi motivi Diocleziano pensò di istituzionalizzare la situazione di spartizione in due dell’Impero affiancando ai due Augusti due Cesari che in caso di prematura scomparsa degli Augusti sarebbero subentrati e che avrebbero avuto il massimo interesse nel mantenere in piedi il sistema piuttosto che ribellarsi a propria volta.

Vennero scelti due dei migliori generali, Galerio e Costanzo, e per meglio ufficializzare il fatto Diocleziano e Massimiano li adottarono come figli e successori.

Costanzo ebbe la Gallia, Galerio l'Illirico: l'impero conservava la sua unità anche se era diviso in due parti maggiori e due minori, ottimo espediente per la difesa e per l'amministrazione locale. Anche se di norma le leggi venivano emanate dal solo Diocleziano, erano sempre a nome e per conto di tutti e quattro come i provvedimenti che ciascuno di essi prendeva nel suo territorio erano comuni a tutto l’Impero.

La sede di governo vene posta strategicamente vicino ai confini: a Milano e a Nicomedia gia designate da Massimiano e da Diocleziano si aggiunsero Treviri per Costanzo e Sirmio per Galerio; a Roma rimaneva solamente il ruolo di capitale morale dell’Impero.

La dignità imperiale diveniva nelle intenzioni di Diocleziano una missione che imponeva enormi e pesantissimi doveri e un'attività senza tregua non certo un diritto e un privilegio a cui ci si dovesse aggrappare con tutte le forze. Per questo motivo era obbligo morale per gli Augusti non più in condizione di reggere il peso del governo di farsi da parte e lasciare il posto ai Cesari. A loro volta i Cesari avrebbero dovuto designare dei degno successori per l’incarico fino a quel momento da loro ricoperto.