Numismatica

Aureo di Diocleziano.

Venne applicata intorno agli anni 295-296. Intrinsecamente collegata all’Editto dei prezzi, ne doveva essere, almeno nei progetti di Diocleziano e dei suoi ministri, il mezzo pratico di attuazione.

Le monete romane si erano costantemente svalutate nel corso dei secoli innescando un circolo vizioso ed una spirale inflazionistica senza limiti; proprio per arginare tutto ciò decise di riportare l’aureo (la moneta d’oro) al peso di 1/60 di libbra e la moneta d'argento alla 96esima parte della libbra con conio puro: ovvero al peso nominale di 3,40 grammi come al tempo di Nerone.

Il nome di questa nuova moneta sarebbe stato argenteus; l’imposizione di un nuovo nome doveva avere duplice scopo: relegare il denarius definitivamente al rango di moneta di bronzo e far vedere che le nuove monete da lui volute rappresentavano un taglio netto con il turbolento passato.

Crea una nuova moneta di bronzo dal peso di 10 grammi, il follis, pur mantenendo in vita la più piccola moneta da 3,90 grammi che continuava la monetazione precedente essendo dotata di corona radiata come gli antoniani di Aureliano. Infine fa coniare un bronzetto con la testa laureata che doveva costituire il denarius o quinario di bronzo.