Quadro storico

Pianta dei nemici di Roma nel III secolo.

Finita la dinastia dei Severi, nei 50 anni che seguirono fino all’avvento sul trono di Diocleziano si erano susseguiti tuta una serie di imperatori, fra cui alcuni estremamente capaci: Claudio II, Aureliano, Probo, Caro. Sfortunatamente nessuno di essi era riuscito a completare il programma amministrativo che si era prefisso a causa della prematura scomparsa.

Da non sottovalutare poi il ruolo avuto in tutto questo delle milizie stesse sempre più interessate al proprio benessere che a quello dell’impero in generale. Inoltre le elite delle varie regioni dell’impero, non vedendosi più ben rappresentate e protette dai nemici interni ed esterni, tendevano a favorire le usurpazioni locali a scapito della forza centripeta imperiale.

In questo quadro va ad innestarsi per ultima la crisi dell’Italia: ormai il cuore dell’impero non ne è più il centro indiscusso né tanto meno la regione più ricca.

Le pressioni dei barbari, con i relativi sconfinamenti o tentativi di sconfinamento su tutti i fronti, completano il quadro ben poco luminoso di questo periodo.

Quanto sopra esposto causò una grave crisi demografica, l’abbandono in alcune zone dell’agricoltura a causa della mancanza di sicurezza interna che a sua volta causò una paralisi di molti traffici e la conseguente crisi delle industrie e del commercio e un ritorno a metodi di scambio primitivi. Lo svilupparsi poi del brigantaggio, la svalutazione della moneta ormai adulterata, l'imbarbarirsi generalizzato dei costumi, il declinare degli studi e delle arti e il conseguente rifugiarsi della popolazione nei culti orientali che promettevano la salvezza almeno nella vita ultraterrena, sono ottimi sentori di come la pax romana fosse in fortissimo declino e in crisi in buona parte dell’impero.