La riforma dell'esercito
Nella riforma delle province varata da Diocleziano il comando delle milizie ivi residenti veniva disgiunto dal comando civile e affidato ad un Dux.
In tutto l’Impero il numero delle forze armate fu portato da 300 mila a circa 450 mila: i grandi successi che rialzarono il prestigio delle armi romane e di conseguenza assicurarono all'Impero quaranta anni di tranquillità ai confini furono ottenuti proprio con detto aumento delle forze insufficienti con cui l'impero si difendeva.
Roma aveva sempre tenuto delle truppe stabilmente al confine ma con Diocleziano vennero creati degli eserciti da campo da tenere sempre a disposizione degli imperatori senza intaccare in alcun modo però le forze limitanee. Quindi accanto all'esercito preposto a controllare i confini (milites limitami) era posto l'esercito da campo, con un nucleo formato dai palatini, la guardia imperiale che aveva quasi del tutto soppiantato i pretoriani, e dai comitatenses, letteralmente i soldati che accompagnano l’imperatore, e truppe scelte di cavalleria, che potevano essere anche di origine barbarica.
Inoltre rettificò le frontiere, costruì tutta una serie di fortilizi, nuove cinte murarie, depositi di armi e valli per permettere ad un esiguo numero di uomini di respingere, o di resistere in attesa dei rinforzi, le preponderanti forze barbariche.

