La Tetrarchia
Negli ultimi anni del III secolo in Pannonia, in Gallia e in altre province, a seguito delle vittoriose campagne effettuate da Galerio e Massimiano nel 294 – 295 vennero insediati come coloni con obblighi militari numerosi Sarmati e Carpi.
Sulla scia di Carausio nel 294 L. Domizio Domiziano si ribellò in Egitto, ma Diocleziano, che aveva creato la tetrarchia proprio per evitare le spinte centrifughe ne venne subito a capo: entro la fine dell’anno la ribellione era isolata nella sola Alessandria e dopo 7 mesi di assedio, Diocleziano non disponeva di una flotta adeguata, la città capitolò. Diocleziano vi si trattenne fino al 296 riorganizzando la provincia e i confini cedendo pure ai Nobadi la zona di Assuan ritenuta non strategica per gli interessi dell’Impero.
Narses, Re dei Re dei Sassanidi interpretò la tetrarchia come un grande segno di debolezza interna romana ed iniziò a predisporre le cose per scatenare contro Roma l’intera apparato bellico del suo potente regno orientale. Diocleziano spedì in Mesopotamia Galerio. La sua presenza trattenne Narses che posticipò qualsiasi azione finché Galerio non si spostò ad Antiochia, ma appena possibile devastò in lungo e in largo la Mesopotamia e la Siria. Saputo che Diocleziano si stava avvicinando dall’Egitto tornò sui suoi passi e Galerio fece di tutto per rallentargli la fuga ma, nonostante avesse ricevuto l’ordine di non attaccarlo frontalmente non disponendo di truppe sufficienti, contravvenne e nonostante il valore dimostrato fu sconfitto a Callinico e a Carre.
Diocleziano lo spedì a raccogliere un esercito sul fronte danubiano: sia romani che barbari e appena la stagione fu propizia si piazzò sull’Eufrate permettendo a Galerio di vendicarsi in Armenia delle sconfitte subite lo scorso anno: la vittoria fu così completa che il Cesare Galerio si impadronì del campo nemico, dei tesori e della famiglia reale e inseguì Narses fin quasi sotto le mura di Ctesifonte obbligandolo a chiedere la pace a condizioni decisamente sfavorevoli.
A commemorazione venne eretto un grandioso arco trionfale a Salonicco sulla via Egnatia, strada ora più che mai fondamentale per la sopravvivenza stessa dell’Impero.
All’opposto fronte dell’Impero Carausio era stato soppiantato dal suo ministro Alletto dopo aver perduto tutti gli appoggi sul continente. Nel 297 Massimiano si pose a baluardo del Reno e Costanzo oltrepassò la Manica con una flotta che poteva ormai reggere il confronto con quella britannica: il prefetto del pretorio Asclepiodoto, sbarcato sull'isola, battè e uccise Alletto riportandola in seno all’Impero. Risolto il problema britanno Massimiano scese in Spagna e da li in nord Africa per bloccare i Quinquegentani: le autorità locali non riuscivano più a bloccarli.
Nel 298 da Cartagine si portò a Roma per celebrare i trionfi con Diocleziano e mentre lo aspettava diede il via alla costruzione delle terme di Diocleziano.
Negli anni successivi i due Cesari si dedicarono con forza e tenacia a sottomettere gli ultimi nemici esterni rimasti: Galerio contro Marcomanni e Bastami sul Danubio, Costanzo contro Franchi e Alemanni sul Reno.
Nel 303 Diocleziano si recò finalmente a Roma per celebrare il meritato trionfo: aveva preso in mano uno stato assediato da nemici esterni ed interni e ora finalmente sembrava regnare la pace.
Nel 304 superò una gravissima malattia che lo portò alla convinzione che ormai aveva fatto il suo tempo e che era ora di ritirarsi.

